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mercoledì 10 settembre 2014

Como fare il vatapà

Il Vatapá, crema di cernia e gamberoni per lasciare Salvador
Ultima partita del mondiale a Salvador de Bahia e ultima ricetta di Pangea dal nordest del Brasile: dalle pagine di Jorge Amado, un balsamo contro la solitudine e la nostalgia, prodotto dell’incontro tra i costumi locali e le culture africane sbarcate in catene. 
Salvador de Bahia, primi anni ’60: Dona Flor sbarca il lunario improvvisandosi maestra di cucina, dividendosi tra i fornelli e il marito Teodoro, pacato farmacista e uomo di fede, innamorato e premuroso ma assai modesto nell’arte amatoria. Per quanto provi a nasconderlo, Dona Flor rimpiange gli amplessi felici avuti con il suo primo marito, Vadinho, incorreggibile giocatore d’azzardo con la passione per l’alcol e le donne, morto anni prima durante il carnevale della città. Il suo fantasma, nudo e bellissimo, le appare in sogno tutte le notti provocandola come un tempo.    
O filme Dona Flor e seus dois maridos

domenica 20 luglio 2014

Cucca de banana com farinha de arroz


Olha aí gente, hoje eu estava procurando na internet um bolo onde eu poderia usar os ingredientes que eu tinha em casa e  a minha pesquisa era baseada em banana e fubá de arroz. Surpresa. “Cuca de banana com farinha de arroz”.

A cuca o Kuche è um bolo de origem alemã muito comum no Sul do Brasil. Caracteriza-se pela cobertura de farofa crocante e é servida no café da manhã ou no chá da tarde.

Eu fiz essa receita aí do vídeo, mas se vocês quiserem fica aqui uma alternativa.  


As fotos são da minha torta ok.

INGREDIENTES: 

3 xícaras de farinha de trigo 

1 xícara de leite 

3 ovos 

1 colher (sopa) de fermento em pó

2 xícaras de açúcar 

100 g de manteiga gelada

1 colher rasa (sopa) de canela em pó
6 bananas nanicas

MODO DE FAZER

                Unte e enfarinhe uma assadeira redonda de 28 a 30 cm de diâmetro.
                Aqueça o forno em médio para forte.
                Corte a manteiga em cubinhos e misture-a com a ponta dos dedos ao açúcar e à ¼ xícara de farinha de trigo.
                Acrescente a canela. Reserve esta farofa para cobrir a cuca.
                Peneire em uma tigela a farinha restante, o açúcar e o fermento em pó.
                Em outro recipiente, bata levemente os ovos e acrescente o leite, misturando bem.
                Despeje a mistura de líquidos sobre os secos e misture somente o necessário para incorporar todos os ingredientes.
                Despeje a massa na assadeira.
                Corte as bananas em rodelas e cubra a massa.
                Salpique a farofa sobre a cuca e asse em forno moderado por cerca de 35 minutos ou até que a massa esteja assada (teste com um palito).
                Deixe esfriar, retire da assadeira e sirva

Dica: Se preferir, substitua a banana por maçã, amoras, uvas pretas e, até, geléias. Também fica muito bom substituir metade  do açúcar (ou todo)da massa e farofa por açúcar mascavo.

mercoledì 2 luglio 2014

Il menù del mundiale Brasil 2014

 



Avete intenzione di andare in Brasile e volete saperne di più sui piatti tipici brasiliani? La tradizione gastronomica di questo immenso paese, portatore sano di allegria, è il frutto di diverse influenze: la colonizzazione portoghese, la civiltà degli indios autoctoni e le usanze africane, giunte in Sudamerica attraverso la deportazione degli schiavi. Si tratta dunque di una cucina poliedrica, in cui la contaminazione africana è quella ha avuto maggior rilievo.


L’elemento africano infatti è considerato il più importante nell’arte culinaria brasiliana ed è quello che ha garantito risultati eccellenti: la cucina bahiana, che conserva maggiormente le radici africane del Brasile, ne è una chiara dimostrazione. Peraltro è particolarmente apprezzata in tutto il mondo.
Ingredienti come latte di cocco, il dende, l’olio di palma e la noce di cocco grattugiata sono le principali reminescenze africane.
Ma al di là delle molteplici influenze, qual è il piatto tipico del Brasile?
Il piatto forte di questo istrionica nazione è sicuramente la feijoada: particolarmente diffusa in Rio de Janeiro, è realizzata con fagioli, carne bovina secca, salsicce affumicate, lingua, orecchie e code di maiale (quando si dice che del maiale non si butta via niente…), aglio, peperoncino forte. Viene servita solitamente accompagnata da riso, cavolo verde e fettine d’arancia.
Tra i piatti principali è d’obbligo annoverare anche la farofa de manteiga, ovvero farina di manioca saltata al burro e le couve à miniera, ovvero coste saltate.
Molto apprezzato è anche il molho de pimenta e limao, ossia la salsa di peperoncino e limone, che viene utilizzata solitamente prima del pasto, ma è anche ottima come accompagnamento delle portate.
Oltre a questi piatti della tradizione, largamente conosciuti, in Brasile esistono altre pietanze, tipiche delle diverse regioni.
Andiamo a scoprirle.
Nella cucina di Bahia, troviamo uno dei piatti più prestigiosi della cucina brasiliana in genere, il vatapà, realizzato con gamberi e altre varietà di pesce, tutti tagliati a pezzetti o macinati e poi cotti con olio di dende, latte di cocco e pezzi di pane. Questa pietanza viene servita con l’accompagnamento della classica porzione di riso. Il sarapatel invece, è composto di fegato e cuore di maiale o di agnello mescolati a sangue fresco, successivamente cotti con pomodoro, peperoni e cipolle. Infine, degno di nota è il caruru, piatto fatto con gamberetti fritti e conditi con una salsa forte di peperoncino rosso e okra.
La cucina tradizionale dell’Amazzonia è evidentemente molto diversa da quella delle altre regioni, qui il piatto forte è il pato no tucupi, pezzi di anatra immersi in una salsa a base di un’erba selvatica particolarmente piccante. Un’altra pietanza della tradizione è il tacacá, un denso brodo giallo arricchito con gamberi e aglio. In questa regione degni di nota sono anche i frutti che offre la foresta: açaì, cupuaçu, graviola, bacuri, castagne, sono davvero squisiti come i succhi e i gelati che se ne ricavano. Questi ultimi sono noti e apprezzati in tutto il Brasile.
Infine nella regione del Rio Grande do Sul, il piatto più famoso è il churrasco, uno spiedo con pezzi di carne bovina cotti sui carboni ardenti e conditi con una salsa di pomodoro e cipolla.
Per quanto riguarda le bevande, possiamo affermare con certezza che la cucina brasiliana in genere ha poco a che fare con il vino, si sposa invece perfettamente con la cerveja (ovvero la birra). In Brasile se ne producono di diversi tipi (le più consumate sono la Brahma e l’Antàrtica), tuttavia la bevanda più diffusa è la cachaça, un forte rum di colore chiaro, che si ottiene dalla fermentazione della canna da zucchero. E per gli astemi, niente paura, questo variopinto paese è ricco di frutti di ottima qualità e i succhi che ne derivano sono davvero gustosi: tra i più apprezzati quello alla banana e all’avocado.

giovedì 13 marzo 2014

Bolinhos de Batata e Queijo




Ingredientes:
  • 02 e ½ xícaras (chá) de batata amassada
  • 02 ovos com as gemas separadas
  • 01 xícara (chá) de queijo ralado
  • Sal e pimenta a gosto
Modo de fazer:
  1. Pré-aqueça o forno a 180°C.
  2. Misture a batata já cozida e amassada com as gemas e o queijo ralado e tempere com o sal e pimenta.
  3. Bata as claras em neve e misture à massa de batata.
  4. Despeje colheradas da mistura sobra uma forma forrada com papel manteiga.
  5. Asse em forno pré-aquecido a 180ºC por 15 a 20 minutos até que as bolinhas fiquem firmes e douradas.
  6. Retire do forno e bom apetite

mercoledì 26 febbraio 2014

Tacchino per la cena di Natale

Ingredienti:

Un tacchino di 5kg
Ingredienti per la marinata: 

  • 2 tazze di cachaça oppure di rum leggero, 
  • 2 cipolle di media grandezza da affettare,
  • 6 spicchi d’aglio tritati, 
  • 4 pomodori maturi, 
  • 1 tazza d’olio d’oliva, 
  • 2 foglie di alloro, 
  • 1 tazza di succo di lime fresco, 
  • ¼ di tazza di scorze di limone grattugiate, 
  • 2 tazze d’acqua, mezza tazza di scalogno tritato, 
  • 1 tazza di prezzemolo tritato
Ingredienti per il ripieno: 

  • Interiora e collo di 1 tacchino, 
  • 1 cipolla affettata, 
  • 1 tazza di burro, 
  • 2 tazze di farofa o corn flakes normali, 
  • 6 albicocche senza nocciolo (in alternativa vanno bene le albicocche affettate oppure 10 albicocche essiccate,  fatte rinvenire in acqua ed affettate), 
  • 1/2 mezza tazza di uvetta fatta rinvenire in 1 tazza di sciroppo e ¼ di tazza di rum scuro, 
  • 1 scalogno tritato, 
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato, 
  • 4 uova sode tritate, 
  • 15 ostriche affumicate oppure 20 ostriche in scatola tritate a grossi pezzi.
Preparazione:

  1. Unite e mescolate gli ingredienti per la marinata in un recipiente grande.
  2. Ponete il tacchino (che dovrebbe pesare circa 5 kg) in una busta di plastica per alimenti, e copritelo con la marinata;
  3. Una volta fatto questo, richiudete la busta di plastica evitando che rimanga dell’aria dentro. 
  4. Mettete la busta in frigo e lasciate il tacchino a marinare per tutta la notte.

Preparazione del ripieno:

  1. Ponete il collo e le interiora del tacchino in una casseruola con dell’acqua; lascitaelo cucinare fino a quando le carni non diventano morbide e tenere, quindi togliete dal fuoco e fate tutto a fette.
  2. Ricordatevi di conservare l’acqua rimasta nella casseruola.
  3. Prendete la cipolla e cucinatela in una padella con il burro, fino a quando la consistenza diventa trasparente. 
  4. A questo punto, unite le interiore, l’uvetta, il farofa (o i corn flakes) e le albicocche; cucinate il tutto con il burro, poi aggiungete il brodo con cui avete preparato le interiora. 
  5. Lasciate cuocere finchè il tutto si inumidisce, evitando che però diventi troppo liquido.
  6. Infine, unite il prezzemolo, le uova, lo scalogno e le ostriche, precedentemente salate e pepate, quindi lasciate che il composto si raffreddi.
Per assemblare e cuocere:

  1. Una volta tolto il tacchino dalla marinatura, assicuratevi di asciugarlo bene con degli scottex o dei tovaglioli; pepate e salate il tacchino, poi usate l’olio di oliva per spennellarlo leggermente.
  2. A questo punto, potete farcire il tacchino con il ripieno preparato come indicato sopra; curatevi di legare il tacchino con dello spago per alimenti.
  3. Mettete il tacchino in forno a 160°C, e lasciatelo arrostire per circa 4 ore; la temperatura interna ottimale del tacchino dovrebbe aggirarsi intorno ai 70°C.
  4. Una volta sfornato, affettate il tacchino e condite le sue parti con una salsa calda.
  5. Se volete, potete guarnire il piatto con delle fette di carambola. 

A farofa brasiliana


La "farofa" è un contorno tipico brasiliano a base di farina di manioca condita, a volte molto asciutta, che va preparata in una infinità di modi. Le dosi proposte sotto sono soltanto indicative. La "farofa" è una preparazione generosa, la potete preparare con gli ingredienti e il tempo che avete a disposizione e viene sempre buona!

Si usa dire "está fazendo farofa" o "farofeiro" quando una persona sparge briciole mentre mangia, "come le galline".

Ingredienti

• 150 g di pancetta affumicata a dadini
• 150 g di burro, strutto e olio
• 1 cipolla tritata
• 1 spicchio d’aglio tritato
• 1 mela o 1 banana a dadini
• 2 cucchiai di prezzemolo tritato
• 500 g di farinha de mandioca torrada
• uova soda a pezzettini, a piacere
• olive tritate, a piacere
• sale e pepe

Preparazione

Preparazione della "farofa":

1. Soffriggere la pancetta a dadini nel grasso.
2. Unire la cipolla e lo spicchio d’aglio tritati e cuocere per 1 minuto.
3. Aggiungere il prezzemolo e la mela o banana tritata, che danno umidità e morbidezza al piatto. Soffriggere finché sia tutto morbido.
4. Condire con sale e pepe.
5. Aggiungere la "farinha di mandioca torrada" un po' alla volta, e farla soltanto scaldare.
6. In ultimo aggiungere olive e uova sode a pezzettini.
7. Se è troppo asciutta aggiungere un po’ di burro sciolto.


"Farofa" per la "feijoada":

·     500gr de farina di manioca torrada
·     2 cipolle
·     2 spicchi d’aglio ben tritato
·     100gr di burro o strutto
·     Prezzemolo tritato
·     Sale e pepe qb

Preparazione:

1. Soffriggere le cipolle e 2 spicchi d'aglio ben tritati in 100 g di burro o strutto.
2. Aggiungere abbondante prezzemolo tritato e 500 g di “farinha de mandioca torrada”, lasciando soltanto scaldare.
3. Aggiustare di sale e pepe.
4. Deve rimanere soffice e asciutta.


Piatti tipici brasiliani

specialita brasiliane
Tra i piatti più appetitosi meritano di essere ricordati: ilvatapá, una portata a base di gamberi e pesci spezzettati o macinati, cotti in olio di dendê con l’aggiunta di latte di cocco e pezzi di pane, e servita accompagnata da del riso; il sarapatel, una pietanza preparata con frattaglie di suino o di agnello, cotte nel sangue dello stesso animale insieme ad una salsa di pomodori, peperoni e cipolle; il caruru, piatto a base di gamberetti fritti, conditi con una salsa piccante al peperoncino rosso e all’okra.
La cucina amazzonica annovera, tra i piatti tradizionali, il pato no tucupi, preparato con pezzi di anatra conditi con salsa piccante di tucupi (manioca selvatica), e il tacacá, una zuppa densa di colore giallastro, contenente aglio e gamberi.
Il piatto più celebre della regione del Rio Grande do Sul è il churrasco: bocconi di carne bovina allo spiedo cotti alla brace e accompagnati da una salsa a base di pomodoro e cipolla. Tradizionalmente i gauchos dell’entroterra utilizzano questo sistema per cucinare un manzo intero.  
Senza dubbio il piatto che più contraddistingue la cucina tipica brasiliana è la feijoada, pietanza elaboratissima diffusa soprattutto a Rio de Janeiro. Si tratta di uno stufato a base di fagioli, salsicce affumicate, carne secca bovina, parti di maiale (lingua, orecchie e coda), aglio e peperoncino piccante, che tradizionalmente viene servito in un piatto fondo su un letto di riso bianco, coperto con un brodo denso e cremoso (per l’aggiunta di farina di manioca) e guarnito con foglie di cavolo verde e fette di arancia.

Bevande

caipirinha
 e diffusa è birra brasiliana, una delle più apprezzate al mondo, la cui produzione è da generazioni sotto il controllo e la supervisione esclusiva di professionisti di antica origine tedesca e o olandese.
Tra le bevande ottenute con ingredienti tipicamente brasiliani si ricordano la cachaça, un distillato molto alcolico, di colore chiaro, ottenuto dalla fermentazione della canna da zucchero, con il quale si prepara la caipirinha, celebre cocktail brasiliano a base di cachaça, succo di lime, zucchero di canna e ghiaccio. 

Inoltre, imperdibile, il guaraná, delicata bibita analcolica preparata con l’omonimo frutto tropicale originario dell’Amazzonia e la celebre 

martedì 25 febbraio 2014

Couve refogada














​La "couve" è uno dei contorni della "feijoada", ma viene anche mangiata nel quotidiano con tanti altri abbinamenti. La "couve-manteiga" non si trova ancora in Italia ma può essere egregiamente sostituita con il cavolo nero, dal sapore molto simile.

Ingredienti per 20 persone

• 1,5 kg di couve o cavolo nero
• 1 cipolla
• 1 spicchio d’aglio
• 4 cucchiai di olio di oliva
• sale

Preparazione
  • Lavare, eliminare il gambo della "couve" o la parte più grossa del gambo del cavolo.
  • Tagliare a strisce molto fine.
  • Soffriggere la cipolla ben tritata con l'aglio pestato nell'olio.
  • Aggiungere la verdura, salare e lasciar cuocere con il coperchio finché sia morbida, aggiungendo un po’ d’acqua se necessario. 


Banana da terra frita (Banana fritta)



 La "banana da terra" è una varietà di banana che si mangia soltanto cotta quando è ben matura, cioè, quando diventa morbida, ha la buccia molto scura e la polpa rossastra. La banana fritta può essere mangiata come contorno per piatti salati e, con un po' di zucchero e cannella è un ottimo dessert. 

Ingredienti

• 1 banana platano per persona
• olio di semi di mais per friggere
• zucchero
• cannella in polvere

Preparazione

1. Sbucciare le banane, che devono essere ben mature.
2. Tagliare a fette per il lungo, 3 o 4 fette se la banana è molto grossa.
3. Friggere in olio caldo lasciando dorare dai due lati. Si forma una specie di crosticina, dato che questa banana ha tanto amido.
4. Servire calda, per dessert cospargere di zucchero e cannella in polvere.


Dove comprare in Italia 


venerdì 21 febbraio 2014

Com a chef das favelas, os resíduos alimentares tornam-se pratos orgânicos




Regina Tchelly De Araujo Freitas é uma jovem empreendedora que está deixando a sua marca na gastronomia brasileira, com um projeto cujo nome diz tudo: Favela Orgânica.

A iniciativa prevê a realização de pequenas hortas orgânicas em algumas favelas, entre elas, Santa Marta, Babilônia e Complexo do Alemão (com mais de 200.000 habitantes), pacificadas graças a uma operação implementada pelo governo Lula, para libertar estes lugares da violência e da profunda miséria. Além da produção de alimentos saudáveis, locais e orgânicos para a comunidade (que cuida, diretamente, das hortas), a Favela Orgânica pratica uma cozinha que utiliza integralmente os produtos, inclusive os resíduos, para tentar modificar os hábitos alimentares das pessoas. Planejando as compras e o consumo, o projeto promove uma reflexão sobre o desperdício de alimentos que acontece diariamente até nas comunidades mais carentes. O estilo de Regina, longe de ser uma criação da mídia, é resultado de suas origens e de sua história, da necessidade de conseguir fazer almoço e jantar. Quando a comida é escassa, a criatividade é o único caminho, e o seu talento está na capacidade de saber criar pratos de qualidade excepcional com poucos recursos.

Numa época em que, como nunca antes na história da gastronomia, há uma proliferação descontrolada de eventos gastronômicos de todos os tipos (programas de televisão, shows de talentos, concursos de culinária, espetacularização da figura do chef), inclusive no Brasil, Regina está lidando com esta fase de uma forma muito pessoal, com resultados qualitativos que têm atraído a atenção de grande parte da imprensa carioca.
No mundo todo, e sobretudo na América do Sul, falar de gastronomia significa, com frequência, limitar-se a uma perspectiva hedonista e restrita, incapaz de levar em conta as contradições que o sistema alimentar gera em todos os cantos do planeta. Basta pensar que, ao mesmo tempo que há 840 milhões de pessoas malnutridas – das quais, 30 milhões morrem de fome a cada ano – há um bilhão e meio de obesos. É uma realidade vergonhosa, mais do que nunca hoje, quando a gastronomia vive a sua idade de ouro.

Regina tem 32 anos, nascida no nordeste, a região mais pobre do Brasil. Aos 17 anos muda-se para o Rio, para trabalhar para famílias abastadas da cidade. Trabalha durante 12 anos para famílias da classe média carioca, aprimorando os seus conhecimentos e práticas culinárias. Em 2010, abraça a causa da alimentação orgânica, realizando as primeiras hortas em sua favela, Babilônia, e trabalhando pessoalmente nas diversas feiras de produtores do Rio. Começa a fazer demonstrações inovadoras, apresentando receitas inéditas, com desperdício zero. O seu trabalho começa a ficar conhecido na cidade, assim como o seu nome. E acontece o primeiro salto: com o apoio do Slow Food Brasil, Regina começa a dar cursos de cozinha em casa, ensinando jovens a aproveitar todas as partes dos produtos, incluindo aquelas que normalmente são consideradas resíduos, como cascas de legumes, sementes ou a água de cozimento alguns alimentos.

Isto produz um efeito duplo: por um lado, ela transmite uma mensagem simbólica forte para reduzir ao mínimo ou eliminar completamente o desperdício alimentar e, por outro, estas práticas são uma garantia implícita da salubridade da matéria-prima que, se não fosse orgânica, não poderia ser utilizada desta forma.

Na véspera do Ano Novo, Regina organizou uma festa para os desabrigados de Copacabana. Enquanto as festividades aconteciam por toda a cidade, compartilhar doces e música foi mais um sinal da alegria e da paixão com que realiza o seu trabalho, e mostra a pessoa iluminada que é. O seu trabalho adquire uma importância cada vez maior pelo impacto que tem sobre as comunidades urbanas e carentes e, em junho deste ano, será aberta uma nova sede para a sua escola, em frente à Capela de Santa Marta, na favela de mesmo nome, em Botafogo, com vista para as praias do Leme e Copacabana. Desde o início desta grande aventura, a Favela Orgânica cresceu muito e hoje está presente também em outros estados: Pernambuco, Paraíba, Minas Gerais, Ceará e São Paulo. A imprensa brasileira não deixa de promovê-la inúmeras vezes.

O uso integral da matéria-prima sempre fez parte do patrimônio da sabedoria feminina, mas a novidade é que, neste momento de explosão da moda da gastronomia do excesso, Regina está seguindo um caminho alternativo importantíssimo para debater temas fundamentais: no Brasil, de fato, há ainda um grande número de pessoas que, embora tenham o que comer, continuam em risco de desnutrição e nem sempre têm acesso a uma alimentação adequada e de boa qualidade.

A sua forma de interpretar o trabalho de cozinheira e gastrônoma conjuga prazer alimentar com compromisso social e o envolvimento no bem-estar da própria comunidade, fazendo parte de um movimento mais amplo que está se desenvolvendo em todo o Brasil, com pessoas e associações, como a Gastromotiva, que forma jovens chefs e apoia projetos de gastronomia social em todo o país.

A América Latina está vivendo um grande renascimento gastronômico e o Brasil está, sem dúvida, na linha de frente desse processo. A presença de Regina, da Gastromotiva e da rede Terra Madre Brasil é a esperança de que, nos próximos anos, com os dois grandes eventos esportivos (Copa do Mundo, no verão, e os Jogos Olímpicos de 2016), seja uma oportunidade também para aqueles que geralmente não se beneficiam destes grandes acontecimentos.

Regina é uma grande descoberta, acho que ainda vamos ouvir falar muito dela!


sabato 15 febbraio 2014

La Regina della Favela



Regina Tchelly De Araujo Freitas è una giovane donna intraprendente che sta lasciando il segno nella realtà gastronomica brasiliana e non solo, con un progetto il cui nome è già un programma: Favela Organica.
Questa iniziativa vede la realizzazione di piccoli orti biologici all’interno di alcune favelas, tra cui quella di Santa Marta, di Babilonia e del Complexo Alemao (più di 200.000 abitanti), “pacificate” nel corso di un’operazione voluta dal governo Lula per liberare questi luoghi dalla violenza e dal disagio profondo che le contraddistinguevano. Oltre alla produzione di cibo sano, locale e biologico a vantaggio della comunità (chiamata a prendersene cura direttamente), Favela Organica ha l’ulteriore particolarità di praticare una cucina che utilizza i prodotti in tutte le loro parti, inclusi gli scarti, per provare a incidere sulle abitudini alimentari delle persone. Lavorando sulla pianificazione degli acquisti e dei consumi, il progetto promuove una riflessione sullo scandalo dello spreco alimentare anche nelle realtà più povere, che nell’immaginario collettivo ne sono immuni ma che purtroppo lo vivono ogni giorno. Lo stile cucinario di Regina, infatti, lungi dall’essere una trovata mediatica è piuttosto figlio della sua estrazione e della sua storia, della necessità di mettere insieme il pranzo con la cena. Quando il cibo è poco la creatività è l’unica via, e il suo talento è proprio quello di saper creare piatti di una bontà stupefacente con pochissime risorse.

In un periodo che mai nella storia della gastronomia vede un proliferare incontrollato e a tratti stucchevole di “eventi gastronomici” di ogni sorta, anche in Brasile, (programmi televisivi, talent show, concorsi di cucina, spettacolarizzazioni varie della figura dello chef), Regina sta interpretando questa ondata con un tratto del tutto personale e particolare, con risultati qualitativi che hanno attratto l’attenzione di buona parte della stampa carioca. In tutto il mondo, e soprattutto nel continente Sudamericano, parlare di gastronomia troppo spesso significa chiudersi in una prospettiva edonistica e ristretta, incapace di tenere conto della complessità del mondo e delle contraddizioni che il sistema alimentare attuale genera in ogni angolo del pianeta. Basti pensare che a fronte di 860 milioni di persone malnutrite, di cui 30 milioni ogni anno muoiono per fame, ci sono un miliardo e mezzo di obesi. Questa è la realtà, ed è una realtà vergognosa proprio perché mai come oggi la gastronomia vive la sua stagione d’oro. 
Trentadue anni, originaria del nord-est del Paese, la zona più povera e arretrata del Brasile, all’età di diciassette Regina si è trasferita a Rio per fare quello che nel secolo scorso facevano molte contadine povere anche in Italia, ovvero andare a prestare servizio presso famiglie benestanti di città per occuparsi della cucina e della cura della casa. Per dodici anni rimane a lavorare nella buona borghesia carioca, e lì affina le sue conoscenze e le pratiche di cucina, mettendo a frutto il suo bagaglio di insegnamenti materni, primo fra tutti la cucina senza sprechi. Nel 2010 sposa la causa del biologico partendo con la realizzazione dei primi orti nella sua favela, Babilonia, e lavorando personalmente nei diversi mercati contadini nati a Rio de Janeiro negli ultimi anni. Inizia a esibirsi in performance cucinarie innovative, presentando ricette inedite a spreco zero. La voce in città inizia a girare e il suo nome diventa sempre più noto. A questo punto il primo salto: con il supporto di Slow Food Brasile incomincia, nella sua piccola casa, a tenere corsi di cucina in cui insegna ai ragazzi a utilizzare tutte le parti dei prodotti, inclusi quelli che normalmente vengono ritenuti scarti, come le bucce della verdura, i semi o l’acqua di cottura di alcuni prodotti. In questo modo l’effetto è duplice: da una parte è forte il messaggio simbolico di limitare al minimo o eliminare completamente lo spreco alimentare, e dall’altra queste pratiche sono una garanzia implicita della “pulizia” della materia prima, che deve essere completamente organica altrimenti non può essere utilizzata in questa maniera.

Nella notte di capodanno Regina ha organizzato una festa con cena per i senzatetto di Copacabana. 
Mentre imperversavano i festeggiamenti in tutta la città, la condivisione di dolci e musica è stato un ulteriore segnale della gioia e della passione con cui conduce il suo lavoro, e dà la cifra della persona solare che è. Una persona che non agisce se non spinta dal piacere e dalla gioia prima di tutto personale, e che ha il dono di trasmettere un po’ di questa gioia a chi le sta intorno. Il suo lavoro acquisisce un’importanza sempre maggiore per l’impatto che ha sulle comunità urbane povere, e nel prossimo mese di giugno verrà aperta una nuova sede per la sua scuola, di fronte alla cappella di Santa Marta, nell’omonima favela che si affaccia su Botafogo e guarda da vicino le spiagge di Leme e Copacabana. Dall’inizio di questa grande avventura, Favela Organica è cresciuta sia per efficacia che per diffusione, e oggi è presente anche fuori dallo Stato di Rio De Janeiro, in Pernambuco, Paraiba, Minas Gerais, Cearà e San Paolo, e la stampa brasiliana non ha mancato di celebrarla più volte.
Se l’utilizzo completo della materia prima è da sempre uno dei patrimoni della sapienza cucinaria femminile, la novità qui è che, in questo momento di esplosione della gastronomia dell’eccesso, Regina sta seguendo un percorso alternativo importantissimo per riportare il discorso su un giusto piano. Nonostante una classe borghese in ascesa, infatti, il Brasile vede ancora la presenza di un ampio numero di cittadini i quali, anche se affrancati dalla fame, sono tuttavia a rischio malnutrizione e di certo non hanno sempre accesso a un’alimentazione adeguata e di qualità. Il suo modo di intendere il lavoro di cuoca e di gastronoma coniuga il piacere alimentare con l’impegno civile e il coinvolgimento nel benessere della propria comunità, e rientra in un più ampio movimento che si sta sviluppando in tutto il Brasile, con persone e associazioni come Gastromotiva, che forma giovani chef e sostiene progetti di gastronomia sociale in tutto il paese. Nata nel 2006 a San Paolo e recentemente approdata anche a Rio, anche questa associazione ha fatto propria la visione della gastronomia come strumento di inclusione sociale e di integrazione nelle aree urbane più difficili.


L’America Latina sta vivendo un grande rinascimento gastronomico e non solo, e il Brasile è certamente in prima fila in questo processo. La presenza di Regina, di Gastromotiva, della rete di Terra Madre Brasile, sono la migliore speranza che la grande attenzione che verrà riversata qui nei prossimi anni, con due eventi di portata mondiale come i campionati mondiali di calcio nell’estate e le Olimpiadi nel 2016, possa davvero essere un’opportunità anche per coloro che normalmente non possono godere dei benefici di questi grandi appuntamenti. Regina è una grande scoperta, penso che sentiremo ancora molto parlare di lei!
Di Carlo Petrini, da La Repubblica del 28/01/2014