Il Vatapá, crema di cernia e gamberoni per lasciare Salvador
Ultima partita del mondiale a Salvador de Bahia e ultima ricetta di Pangea dal nordest del Brasile: dalle pagine di Jorge Amado, un balsamo contro la solitudine e la nostalgia, prodotto dell’incontro tra i costumi locali e le culture africane sbarcate in catene.
Salvador de Bahia, primi anni ’60: Dona Flor sbarca il lunario improvvisandosi maestra di cucina, dividendosi tra i fornelli e il marito Teodoro, pacato farmacista e uomo di fede, innamorato e premuroso ma assai modesto nell’arte amatoria. Per quanto provi a nasconderlo, Dona Flor rimpiange gli amplessi felici avuti con il suo primo marito, Vadinho, incorreggibile giocatore d’azzardo con la passione per l’alcol e le donne, morto anni prima durante il carnevale della città. Il suo fantasma, nudo e bellissimo, le appare in sogno tutte le notti provocandola come un tempo.
Il 19 settembre si apre all'International Center of
Photography a New York la mostra del progetto ambientale del grande fotografo
Genesis, la grande esposizione delle opere
fotografiche di Sebastião Salgado si aprirà all'International Center of
Photography di New York il 19 settembre fino all'11 gennaio 2015. Si tratta
della prima uscita americana del progetto del grande fotografo, il suo
personale canto alla Terra. Curata da Lélia Wanick Salgado, è il
risultato di un lavoro di 8 anni con più di 200 spettacolari scatti in
bianco e nero sulla natura, i paesaggi, le popolazioni indigene meno conosciute
per documentare nell'insieme i cambiamenti climatici e le problematiche
ambientali e raccontare la grande bellezza del nostro pianeta in una sorta di
atlante antropologico.
Pappagalli e samba: una combinazione che ha portato fortuna ai volatili di Rio
e Rio 2
(uscito in questi giorni), fatiche dei Blue Sky Studios dirette da Carlos Saldanha.
La radice però di questa suggestione, che sposa il colore della natura alle
cromìe contagiose della musica brasiliana, è profonda, partendo dai primi anni
Quaranta.
José Carioca. Questo pappagallo antropomorfe brasiliano appare per la prima
volta accanto a Paperino in Saludos Amigos,
"package film" del 1942. Per chi non conoscesse la definizione, il "package
film" è un lungometraggio composto da cortometraggi a tema più o meno
unico, un modo che Walt Disney trovò durante la II Guerra Mondiale (e
poco dopo) per continuare a creare lunghi per le sale, senza impegnarsi in
prodotti a soggetto più impegnativi. La forte caratterizzazione etnica di José
è figlia di una necessità politica: Disney accettò nel 1941 di creare materiale
per legare emotivamente Nord e Sud America, onde compattare il fronte
delle Americhe contro eventuali simpatie per il nemico d'oltreoceano. La
samba è calore, vita: José si presenta gioioso viveur, dinoccolato, sorridente,
con paglietta e giubbetto che suggeriscono eleganza a buon mercato. C'è un'idea
funzionale, alla quale il virtuosismo dello studio Disney non può rinunciare:
il suo ombrello, utilissimo per ogni tipo di coreografia, un economico bastone
parente della canna di Charlot (la stessa sagoma di José ricorda il
vagabondo).
Il segmento di Saludos Amigos
in cui debutta José è Aquarela do Brasil, diretto da Wilfred Jackson,
una delle colonne indiscusse dalla casa, autore di un capolavoro come The Band Concert.
Accade spesso nei package film: non c'è una storia, solo musica. Il nuovo amico
José spiega a Paperino la samba, mentre i due attraversano paesaggi
dipinti sotto di loro dalla mano di un artista. Uno spettacolo che ci si poteva
permettere con la qualità dell'animazione dell'epoca. Non sappiamo molto del
doppiatore di Carioca, José Oliveira, se non che era, come il suo
personaggio, originario di Rio.
Nel 1944 lo studio Disney completa I tre caballeros:
a José si unisce il gallo messicano Panchito, ma è comunque il
pappagallo che dà vita alle scene più divertenti con Paperino. Con maggiore
ambizione, una durata amplificata e una cornice più omogenea, I tre
caballeros (supervisionato da Norman Ferguson, papà di Pluto) è
un oggetto volante non identificato tra i classici Disney, un viaggio
psichedelico da riscoprire. José dà lezioni di seduzione a Paperino,
attratto in modo inquietante dalla cantante Aurora Miranda, che recita,
canta e balla con i due protagonisti, in una tecnica mista stupefacente per
l'epoca. La canzone del titolo è una delle più celebri sequenze dirette dal
folle animatore Ward Kimball, una lezione di cinema ancora oggi.
Carioca rispunta in un piccolo
segmento di un altro package film, Lo scrigno delle
sette perle (Melody Time, 1948), dov'è diretto
dall'esperto Clyde Geronimi
ed è ancora in compagnia di Paperino, con intromissioni di un folle uccello, l'Aracuán.
Il titolo del corto è una verità assoluta: Blame it on the samba, cioè
"la colpa è tutta della samba!"
Tra il '42 e il '45 José Carioca,
soprannominato "Zè" Carioca (diminutivo di José, appunto),
riesce nell'intento di esportare il gusto nordamericano per la caricatura e lo
humor in terra brasiliana. Ancora adesso da quelle parti il pappagallo è
popolare quanto i personaggi più noti della Banda Disney, da Topolino a
Paperino. Ha avuto un piccolo ruolo in una reunion con Panchito e Paperino
nella serie House of Mouse (2001-2003), doppiato dall'eclettico Rob
Paulsen, ma la sua popolarità rimane massima in Sudamerica. Lì nei fumetti
si sono creati intorno a lui comprimari, è stato arbitro di una squadra di
calcio ed ha assunto persino un'identità segreta in stile Paperinik, Morcego
Verde, "Pipistrello Verde". Poco di questa produzione è arrivato
da noi, si è visto qualcosa specialmente nel fu Mega Almanacco.
PlanetaVerde' estréia na Itália Na Itália, a estréia comemora o Dia Internacional das Florestas
- Para comemorar o Dia Internacional das Florestas, em 21 de março, estréia na Itália o filme "Amazônia - Planeta Verde", ficção em 3D e coprodução do Brasil e França. O filme mistura elementos de ficção e documentário e tem como protagonista um macaco, sem a participação de seres humanos. O longametragem de Thierry Ragobert não usa efeitos especiais e se baseia no imprevisto do comportamento animal, determinado por autênticas exigências fisiológicas e pelo próprio habitat natural.(ANSA)
Gli anni ’60-’70 furono contrassegnati dalla nascita del Cinema Marginal, movimento sorto parallelamente al Tropicalismo ad opera di un gruppo di registi che, sostenuti dalla Embrafilme, l’agenzia governativa per il cinema brasiliano, realizzarono film ad impronta sociologica, a basso costo e reclutando gli attori dalla strada, con l’obiettivo di denunciare la condizione delle classi più emarginate. Tra i film più rappresentativi del Cinema Marginal meritano di essere ricordati “O bandido da luz vermelha” di Rogerio Sganzerla, “Matou a familia” e “Foi ao cinema” di Julio Pressane ed infine “Rio Babilonia” di Neville d’Almeida. Nella produzione cinematografica brasiliana degli anni ’70 che, grazie al sostegno della Embrafilme, riuscì ad affermarsi su scala industriale, spiccano capolavori come “Amuleto de Ogum”, di Pereira dos Santos, film incentrato sul Candomblé, religione di origine africana praticata in Brasile, e “Guerra Conjugal” di Joaquim Pedro de Andrade, film che narra di una vicenda familiare tratta da un racconto di Dalton Trevisan. Ma il film brasiliano più noto al grande pubblico rimane “Dona Flor e i suoi due mariti”, proiettato anche in Italia, un racconto surreale che narra la storia di un menage a
Dopo la dittatura e il periodo di desolazione culturale in cui era precipitato il Paese nel decennio compreso tra la seconda metà degli anni ‘70 e la prima degli anni ’80, il cinema brasiliano va gradualmente risollevandosi dalla crisi. Alcuni tra i registi più affermati si dedicano al rifacimento di opere già note, come è il caso di “Orfeu Negro”, realizzato dallo stesso Cacà Diegues. Un altro fenomeno imperante negli ultimi anni è quello delle telenovelas brasiliane, spesso interpretate dai grandi protagonisti del cinema di un tempo, come come Léa Garcia, Zezé Motta, Antonio Pompeo. Interessante infine è l’affermarsi sulla scena delcinema afrobrasiliano, capitanato da registi come Zozimo Bulbul e Waldyr Onofre, i quali, non senza difficoltà, cercano di riportare in luce le radici nere del Paese, ostinatamente sotterrate dalla supremazia culturale dei mass-media e dell’elite bianca.
Di assoluto rilievo culturale e artistico è il filone del cinema di denuncia delle condizioni di vita nelle favelas e in generale dei ceti più bassi, sul narcotraffico e la corruzione, che si è affermato su scala internazionale a partire dal 2002 col celebre "Cidade de Deus" (City of God) di Fernando Meirelles, che ha mostrato un lato del Brasile molto poco conosciuto all'estero prima di allora e sicuramente meno patinato e ottimistico. Il film ha anche ispirato la bellissima serie tv, diretta sempre da Meirelles, "Cidade dos homens" (City of men), con le sue 4 stagioni seguite dall'omonimo film, che tratta delle vicende di due ragazzi di favela che cercano di sfuggire a un destino che per chi nasce in quelle aree sembra scritto: diventare trafficante di droga. Sulla scia di questi ed altri film in tema c'è "Tropa de elite" di Josè Padilha, che parla del BOPE, il violentissimo corpo speciale di polizia che esegue azioni nelle favelas. Il film trionferà nel 2007 al Festival di Berlino e sarà seguito da "Tropa de elite 2", che denuncia in modo molto esplicito la corruzione di forze dell'ordine e della classe politica e sarà il film che vanta il maggior numero di spettatori paganti di tu
O Tempo e O Vento, di Jayme Monjardim con Fernanda Montenegro e Thiago Lacerda. Domenica 16 febbraio, dalle ore 18.00, cinema Odeon (Piazza Strozzi)
Domenica 16 Febbraio, all'Odeon di Firenze, quarta e ultima giornata di Brasil: Seleção de Cinema, il primo festival dedicato alla cinematografia brasiliana nel capoluogo toscano. La risposta di Firenze all'iniziativa è stata nelle tre prime giornate più che positiva e alle proiezioni, accompagnate dalla presenza degli autori in sala, sono state tante le domande del pubblico relative ai film e ai temi trattati. Domenica 16 il festival inizia alle ore 18.00, con As Melhoras coisas do mundo, di Laís Bodanzky, (Brasile 2010 – 105’). Versione doppiata in italiano. Tratto dall’omonima serie di libri Mano, scritta da Gilberto Dimenstein ed Eloisa Prieto. Hermano ha 15 anni, è un adolescente come tanti, con un fratello poetico e tormentato e due genitori professori universitari. Un avvenimento in famiglia, però, gli farà capire che non è facile diventare adulti e imparerà presto che crescere significa superare le proprie insicurezze e i propri preconcetti. Il film ha vinto otto riconoscimenti in occasione del Festival di Recife, e molti altri premi in numerosi festival brasiliani. Alle ore 20.30 il festival chiude con il bellissimo film O Tempo e O Vento, di Jayme Monjardim (Brasile 2013 – 115' v.o con sottotitoli), presentato alla presenza della produttrice Rita Buzzar. Basato sull’omonimo capolavoro di Enrico Verissimo, O Tempo e o Vento racconta 150 anni di lotte tra due famiglie, i Terra Cambara gli Amaral. La storia dei loro conflitti attraversa tutto il XIX secolo. Il film è interpretato dalla bravissima Fernanda Montenegro, il personaggio più importante dell'intera cinematografia brasiliana, unica attrice del suo paese ad essere stata nominata agli Oscar come migliore attrice per il film Central do Brasil, di Walter Salles, film per il quale ha vinto il premio come migliore interprete femminile al festival di Berlino nel 1998. Il film è interpretato inoltre da Thiago Lacerda, giovane e promettente attore della scuderia di Rede Globo, noto in Italia per la sua interpretazione nelle telenovelas Terra Nostra e Vento di Passione, andate in onda sulle reti RAI. Info www.quellidellacompagnia.it T
INGRESSO Singolo spettacolo: 5 euro Biglietto giornaliero: 8 euro Abbonamento intera rassegna: 20 euro Cinema Odeon Piazza Strozzi, Firenze – 055214068 Per informazioni:info@quellidellacompagnia.it Biglietti: singolo spettacolo: 5 euro, giornaliero: 8 euro, abbonamento intera rassegna: 20 euro
15/02/2014 13.50 Fondazione Sistema Toscana/Mediateca Toscana
FIRENZE- Un altro tassello si aggiunge al già vasto mosaico sul cinema internazionale a Firenze, che si conferma tra le poche città italiane ad offrire panoramiche del genere. Il 13 febbraio aprirà i battenti al Cinema Odeon, la prima edizione di Brasil: Seleção de Cinema, la rassegna dedicata alle pellicole carioca contemporanee, organizzata da Cinema di Brasil e Fondazione Sistema Toscana, con il sostegno del Comune di Firenze e dell’Ente CaRiFi. Cinema do Brasil, nata nel 2006, è la struttura brasiliana dedicata all’assistenza logistica delle circa 140 aziende cinematografiche del Paese; fra i suoi campi d’azione, le co-produzioni interne e la promozione internazionale del cinema nazionale.
Dieci le pellicole in rassegna girate fra io 2010 e il 2013, ben nove delle quali in anteprima italiana. Visto da questa sponda dell’Oceano, il Brasile è uno sterminato Paese ricco di spiagge e di natura; osservandolo più da vicino, emerge una società eterogenea, distribuita fra grandi città e poveri villaggi, contraddistinta da profonde differenze economiche, una società che pure negli ultimi venti anni ha conosciuti enormi progressi e una forte diminuzione della povertà. Una società, quindi, quanto mai viva e colorata. Attraverso le dieci pellicole, che spaziano dal film d’autore alla commedia, lo spettatore è accompagnato in un affascinante viaggio lungo cinquanta anni, all’interno del Brasile più vero, fra le sue bellezze e le sue miserie.
Ad aprire la rassegna, giovedì 13 alle ore 21, Serra Pelada, di Heitor Dhalia, sorta di film-documentario che per sfondo la miniera d’oro del titolo, la più grande del Brasile, attraverso la storia di due uomini che vi recano in cerca di un’illusoria ricchezza. Le loro vite subiranno cambiamenti profondi. Interprete principale, Juliano Cazarré, giovane attore che vanta esperienze sia a teatro, che sul piccolo e grande schermo. Nel 2007, nei panni del soldato Tatu, ha preso parte a Tropa de Elite, uno dei più importanti film brasiliani di questi anni.
Il difficile mondo del narcotraffico, e della voglia di riscatto di chi vi è invischiato, è il protagonista di Fareste Caboclo, di René Sampaio, film crudo e affascinante insieme. A seguire, O Palhaço, di Selton Mello, sulla contraddittoria esperienza di un pagliaccio del circo. Il film ha ottenuta la nomination agli Oscar 2013 per la miglior pellicola straniera. Sabato 15, Tropicalia di Marcelo Machado, racconta, con la forma del documentario, la storia dell’omonimo movimento culturale nato negli anni Sessanta, avvalendosi di interviste ai protagonisti dell’epoca, e rari filmati d’archivio. Si tratta di un interessante viaggio alla scoperta di un particolarissimo approccio culturale, vincitore del Cinema Brazil Grand Prize 2013. A chiudere la rassegna, domenica 16, As melhoras coisas do mundo, di Laìs Bodanzky, film sull’adolescenza, e O tempo e o vento, affresco epico-storico che attraverso le vicende di due famiglie, ripercorre gli ultimi 150 anni di storia del Paese.
Come spiega Andre Sturm, presidente di Cinema do Brasil, l’auspicio su questa prima rassegna è che il pubblico italiano provi curiosità nei confronti di una realtà così diversa. Inoltre, negli ultimi anni il cinema brasiliano ha conosciuta una forte diversificazione dei generi, allontanandosi dall’idea di pellicola impegnata che aveva caratterizzato il cosiddetto Cinema Novo, il movimento che segnò la prima maturità dell’approccio registico in Brasile. In questi anni, è aumentata la tendenza ad assecondare i gusti di un pubblico più vasto, senza necessariamente abbassare la qualità del prodotto. Nel 2013, l’industria cinematografica brasiliana ha prodotti circa 130 film, un numero che dà l’idea del crescente interesse di pubblico. Contemporaneamente, si stanno diffondendo i grandi multisala, anche nelle periferie delle grandi città, per far sì che il cinema sia veramente un prodotto fruibile da tutti. Anche la cultura, da parte sua, contribuisce al progresso civile di un Paese che ha ancora molte sfide da vincere.
Il festival si svolgerà dal 13 al 16 febbraio, al Cinema Odeon, tradizionale palco per le rassegne fiorentine sulla settima arte. Il programma completo e tutte le informazioni su orari e biglietti al sito internet.
Il choro è il primo genere musicale urbano genuinamente brasiliano. Sorto a Rio de Janeiro nella seconda metà dell' '800, costituisce l’ossatura di tutta la musica verde oro e può vantare di essere il padre del più noto samba nonché il nonno dell’elegante bossa nova.
BRASILEIRINHO di Mika Kaurismaki, 2005, 90’ - Brasile
"Ancora poco conosciuto fuori dal Brasile, il Choro è la prima musica urbana totalmente brasiliana. Nato verso la fine del XIX secolo, rappresenta la base e l’origine di tutte le musiche del Brasile, come il samba o la bossa nova e, nel contempo, rappresenta la modernità della musica brasiliana contemporanea. Il choro è spesso considerato come il “jazz brasiliano”, di cui Pixinguinha è stato uno dei maggiori compositori..Presentato nel 2004 al festival del cinema di Berlino, il film-documentario di Mika Kaurismaki “Brasileirinho”, ci fa scoprire i più grandi interpreti del choro, della vecchia e nuova generazione. Infatti, non è un film storico sul choro, ma piuttosto un viaggio con quelli che fanno vivere questa musica al quotidiano, tra sonorità raffinate di musica classica e improvvisazioni: “Rodas de Choro” nelle piazze, nei teatri, nelle scuole di periferia e nelle gafinheiras, i bar popolari del quartiere Lapa".
il Choro
Uma música sentimental, sofisticada e muito brasileira
Il choro (ed è utile ricordare che il più citato chorinho è solo un aspetto del suddetto) è considerato il primo genere musicale urbano genuinamente brasiliano. Nato attorno al 1870, quando alcuni musicisti di Rio de Janeiro, riunendosi nei suburbi carioca nei quartieri della città, iniziarono a mescolare la struttura armonica di melodie europee come il valzer e la polka, danzate nei saloni di ballo dell’alta società, con ritmi afrobrasiliani e con la malinconica musica dei nativi indios. Ne nacque un nuovo sound soprattutto strumentale e divenne la prima espressione musicale della classe media urbana a Rio de Janeiro.
Villa-Lobos lo definisce, non a caso, l'essenza dell'anima musicale brasiliana.
Il termine viene dal carattere piangente della musica che questi artisti suonavano.
Lo choro ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’identità culturale nazionale e rimase il genere musicale più popolare fino agli anni Venti del secolo scorso, essendo precursore sia del samba che della bossa nova. Gran parte dei compositori brasiliani dell’ultimo secolo si cimentarono con questo genere, da Hector Villa Lobos a Nazareth, da Baden Powell aTom Jobim, da Chico Buarque a Toquinho, Paulinho da Viola, e molti altri.
I primi gruppi di choro erano composti da un trio formato dal flauto, che faceva assoli, il violão (chitarra) che faceva da accompagnamento come se fosse un contrabbasso e il cavaquinho, che faceva da accompagnamento armonico con accordi e variazioni.
Poi se ne sono aggiunti altri e lo strumento di percussione fondamentale è diventato il pandeiro.
E’ una musica d’improvvisazione, un gioco creativo che necessita di grande abilità. Non a caso Villa-Lobos evidenzia come lo Choro sia considerato il Jazz brasiiliano, non per la sua ricchezza armonica ma per la possibilità di improvvisazione che offre al musicista.
Per essere uno Chorao, ossia suonatore di choro, non basta suonare il pandeiro, il cavaquinho o la chitarra… bisogna avere malizia e il modo brasiliano di ascoltare la musica.
Quindi l’improvvisazione tipica del jazz già esisteva in Brasile.
Dopo un modesto declino in termini di popolarità lo choro ha ottenuto un significativo revival negli ultimi vent'anni ed è stato riscoperto dalle ultime generazioni. Lo choro moderno è molto flessibile: può essere suonato da diverse formazioni, da solisti a big-band, le cosiddettegafieras delle serate danzanti. Si presta particolarmente alle improvvisazione, può essere cantato e persino danzato e offre varie possibilità di performance, dalla roda de choro ai concerti in teatri e auditorium.
Attualmente lo choro è una musica in parte scritta e in parte lascia aperta la possibilità d’improvvisazioni melodiche, di varianti armoniche e di ornamenti ritmici.
Suggerimenti
Corta-Jaca (Chiquinha Gonzaga) – Abel Ferriera
Brejeiro (Ernesto Nazaré) – Regional de Evandro
Apanhei-te Cavaquinho (E. Nazaré) – Arthur Moreira Lima
Carinhoso (Pixinguinha e João de Barro) – Orlando Silva
Tico-tico no Fubá (Zequinha de Abreu) – Dominguinhos
Lamentos (Pixinguinha) – Paulo Moura
Um a Zero (Pixinguinha) – O Trio
Tristezas de Um Violão (Garoto) – Paulo Belinatti
Espinha de Bacalhau (Severino Araújo) – Orquestra Tabajara
Noites Cariocas (Jacob do Bandolim) – Jacob do Bandolim
Chorando Baixinho (Abel Ferreira) – Abel Ferreira
Fogo na Roupa (Altamiro Carrilho) – Altamiro Carrilho
Brasileirinho (Waldir Azevedo) – Waldir Azevedo
Romanceando (Paulinho da Viola) – Paulinho da Viola
Chorinho Pra Ele (Hermeto Pascoal) – Hermeto Pascoal
Meu Caro Amigo (Chico Buarque e Francis Hime) – Chico Buarque
In Brasile, per la precisione a Fortaleza, c'è un'immensa spiaggia chiamata Praia do Futuro; in questa località bagnata da un oceano quasi sempre tempestoso, lavoraDonato, un lifeguard così bravo nel suo mestiere, da essere soprannominato Aquaman dal fratellino, Ayrton. Donato, però, non possiede alcun potere e malgrado tutti i suoi sforzi, deve fare spesso i conti con degli incidenti dall'esito imprevedibile. Come quello che ha coinvolto il turista tedesco Konrad ed un suo amico ed ex commilitone. Quando l'uomo scompare in mare, Donato non può fare altro che prendere atto della cosa, cercando di consolare Konrad. Tra i due divampa subito una passione forte e totalizzante, così trascinante da spingere Donato ad abbandonare la propria patria per trasferirsi a Berlino con l'uomo amato. Una scelta, questa, che lo pone quasi subito davanti alle proprie responsabilità. Anni dopo, Ayrton, ormai adolescente si presenta in Germania dal fratello per rinfacciargli tutte le sue mancanze e scaricare su di lui la rabbia accumulata negli anni.
Poco di nuovo sotto il sole,
Karim Aïnouz, regista e artista brasiliano-algerino, porta alla 64.ma edizione del Festival di Berlino,Praia do Futuro, dramma a tinte forti che non sempre riesce sviscerare in maniera esaustiva il tema della ricerca dell'identità da parte di un giovane uomo esaltato e al tempo stesso schiacciato dal desiderio feroce che prova nei confronti del compagno, un sentimento che lo sradica dalla sua vecchia vita e lo allontana dagli affetti familiari. Tra sensi di colpa mai sopiti e slanci passionali, il lavoro di Aïnouz si focalizza essenzialmente, e in maniera asfissiante, sui tormenti del protagonista (Wagner Moura, già vittorioso a Berlino con Tropa de Elite - Gli squadroni della morte di Josè Padilha), senza avere la capacità di inquadrarlo nel rapporto con gli altri. Donato è un uomo scosso e alla deriva, incapace di sostenere le scelte che ha compito, estraneo al contesto che lo circonda. In questo modo la pellicola si appiat
Heroes?Malgrado la presenza di scene di sesso piuttosto esplicite, Praia do Futuro non è un film sull'omosessualità, quanto sulla scoperta di sé stessi, sulla volontà, o meno, di saper compiere delle separazioni per riuscire a vivere in pace e senza rimorsi. Le separazioni suggeriscono un tempo narrativo che quasi mai viene gestito bene dal regista che, attraverso la suddivisione in tre capitoli, L'abbraccio dell'affogato, Un eroe diviso a metà e Un fantasma che parla tedesco, dimostra di non aver ben chiara la tenuta completa della storia. Ci sono snodi che vengono risolti con una velocità non appropriata e a questi 'picchi', come l'istantaneo colpo di fulmine tra i due protagonisti, segue uno sviluppo invece rallentato. Fantasmi
Tutti gli elementi sostanziali, insomma, sembrano messi tra parentesi in favore di una lunghissima e poco emozionante seduta di autocoscienza, che però poco ci dice della vera realtà del protagonista. Perché egli abbia deciso di lasciarsi tutto alle spalle, senza un minimo di ripensamento e senza considerare le conseguenze delle sue scelte, non ci viene affatto spiegato ed è una mancanza non da poco in un film che invece avrebbe voluto mettere sotto la lente d'ingrandimento il suo protagonista. I ritmi del racconto, dunque, sono la parte più zoppicante della pellicola che risale e trova il guizzo giusto solo alla fine, quando entra in scena il fratello di Donato, Ayrton, che con la sua rabbia giovanile, scuote la pellicola dal torpore in cui ci aveva gettato coi suoi languori estetizzanti.
Tra sensi di colpa mai sopiti e slanci passionali, il lavoro di Aïnouz si focalizza essenzialmente, e in maniera asfissiante, sui tormenti del protagonista, senza avere la capacità di inquadrarlo nel rapporto con gli altri.
domenica 9 febbraio 2014
FESTIVAL CINEMA BRASILIANO: SELEÇÃO DE CINEMA Per la prima volta a Firenze il Festival di Cinema Brasiliano. Da giovedì 13 a domenica 16 Febbraio al Cinema OdeonArriva per la prima volta a Firenze un festival con il meglio del cinema brasiliano contemporaneo, Brasil: Seleção de Cinema, proposto da Cinema do Brasil, ente che sostiene la distribuzione internazionale di film brasiliani, in collaborazione con Quelli della Compagnia di Fondazione Sistema Toscana. Dal 13 al 16 febbraio, il festival propone a Firenze 10 anteprime, rappresentative della cinematografia latinoamericana, alla presenza dei protagonisti. Il cinema brasiliano è sempre più apprezzato dal pubblico e dalla critica internazionali. Nomi come Walter Salles jr., autore della pietra miliare della cinematografia brasiliana, Central do Brasil, e ancora Fernando Meirelles e José Padilha, Rodrigo Santoro, Fernanda Montenegro e Alice Braga, la giovane e già famosa nipote di Sonia Braga, sono solo alcuni dei nomi dei protagonisti brasiliani presenti oggi nelle produzioni cinematografiche di tutto il mondo. Il nuovo cinema brasiliano ha iniziato ad emergere proprio nel 1998 con il film Central do Brasil, di Walter Salles jr., nominato agli Oscar come Miglior Film Straniero e per Fernanda Montenegro come Migliore Attrice. Nel 2002, il film Città di Dio, di Fernando Meirelles, è un successo che conquista il pubblico internazionale. Cinque anni più tardi, nel 2007, Tropa de Elite – Lo squadrone della morte, di José Padilha, vince l'Orso d'Oro al Festival di Berlino, consacrando definitivamente il cinema brasiliano nell'empireo delle cinematografie apprezzate a livello internazionale. Da allora, l'industria brasiliana è in continua crescita e darà un assaggio delle proprie produzioni più recenti e significative a Firenze, grazie al festival Brasil: Seleção de Cinema.
05/02/2014 11.23 Fondazione Sistema Toscana/Mediateca Toscana